Il Circolo Mario Mieli organizza, dal 1990, la festa di autofinanziamento Muccassassina.
Fare di necessità virtù è il proverbio che meglio si addice alla storia di Muccassassina
La necessità in questo caso era quella banale, ma importante, del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di pagare bollette. E mandare avanti la sede.
Ogni festa che si rispetti ha bisogno di un nome, qualcosa che ne esprima l’essenza. La location dell’ex mattatoio di Roma a Testaccio fa venire in mente di chiamare la serata Muccassassina.
La mucca con la falce torna in quel luogo, l’ex mattatoio, per “vendicare” i soprusi, ma per farlo non sceglie le armi ma la pacifica e gioiosa creatività del pubblico gay.
Il successo è immediato e si deve cercare una sede più adatta: l’ex cinema Castello di Via di Porta Castello, un vecchio cinema porno fatto chiudere, si mormora, proprio dal Vaticano, è quella adatta. Così i vicini di San Pietro si trovano dalla padella (del porno) nella brace (dell’allora unica festa dichiaratamente gay della capitale). Avanguardia, underground, sperimentazione: queste sono le caratteristiche delle serate pensate dall’allora direttore artistico Luciano Parisi e dal suo successore, Vladimir Luxuria.
Dopo quella location (lasciata per questioni di spazio) arrivano le notti al Palladium che accompagnerà molte delle evoluzioni e i cambi di location della serata che si sposta al Palladium di Garbatella, poi all’Alpheus, fino ad arrivare al Qube nel quartiere periferico di Portonaccio – scelta anche questa considerata azzardata, ma come tutte le scelte della Mucca con la falce vincente-. Dopo Vladimir Luxuria per tre stagioni sarà la FloraTora ( duo formato da Andrea Giuliani in arte “Florida” e Salvatore Maccagnano) che passeranno il testimone all’attore Diego Longobardi che dirigerà la serata per tre anni. A sostituire Diego Longobardi per una stagione sarà Marco Longo, animatore delle notti romane. Se Vladimir Luxuria deve traghettare il popolo Glbt verso il WorldPride del 2000, Diego Longobardi dovrà farlo verso il RomaEuropride del 2011. Questa che stiamo vivendo è la ventiduesima stagione e a dirigere Muccassassina è Angelo Pellegrino.
La serata in pochissimi anni diventata un vero e proprio fenomeno di costume, toccando l’apice tra il 1999 e il 2000, anno del primo World Pride della storia.
Il mondo dello spettacolo vuole essere protagonista di questa rivoluzione culturale, ma gli ospiti Vip a Muccassassina sono trattati come tutti gli altri e in poco tempo il pubblico si abitua a ballare accanto a personaggi famosi sia del panorama italiano sia di quello internazionale.
Da Moana Pozzi (che per un primo dicembre regalerà al pubblico di Muccassassina uno spettacolo ormai entrato nel mito) a Pina Bausch, passando per Laura Betti, Franca Valeri, Franca Rame, Alexander McQueen, Francesco Totti, Mara Venier, Monica Guerritore, Loretta Goggi, Rupert Everett, le Spice Girls, Grace Jones, David La Chapelle, Paola & Chiara, Ambra, Serena Dandini, Sergio Rubini, Jimmy Sommerville,Giuliana De Sio, Mita Medici, Lucia Ocone, Amanda Lear, Sabrina Salerno, Rosa Fumetto, Paola Cortellesi, Rettore, Marina Occhiena, Calra Boni, Marina Ripa di Meana e tanti, ma tanti tanti altri….
Ma perchè si chiama così? La spiegazione in un’intervista di Maria Rosaria Spadaccino a Vladimir Luxuria apparsa sul Corriere della Sera del 23/05/2007
CHI HA PAURA DI MUCCASSASSINA
«Basti pensare alla discoteca “Il castello”, a via di Porta Castello, dove la gente si vergognava a mettersi in fila, entravano di corsa per il timore di farsi vedere.
Ricordo Christian De Sica, girava attorno con la macchina senza mai scendere, quando doveva promuovere il film “Uomini, uomini, uomini”. Poi qualche anno dopo era “trendy” essere lì fuori ad aspettare, chiacchierare “addobbati al massimo”. Cominciava all’esterno la nostra personalissima “festa de’ noantri.
Ma proprio in quel locale, nato come una chiesa, diventato poi un cinema a luci rosse, e ancora un pub, la sede di “Muccassassina” si è trasformata in un evento sociale, più che in una semplice serata in discoteca. Beh…poi qualche anno dopo lo stesso posto, quello che provocava così tanto scandalo, è diventato la Sala stampa del Giubileo.
Devo offrire una prova ancora più evidente di quanto tutto si trasformi? E nulla è sempre uguale a se stesso».
Ma anche Roma ha uno spazio privilegiato nel suo romanzo.
«C’è la città del Mattatoio a Testaccio, dove in fondo è iniziata la mia carriera, lì dove è cominciata veramente “Muccassassina”.
È stata la statua del bovino che svetta sull’ex-macello a dare il nome alla serata. Poi c’è la città dell’Ostiense e del Gazometro. E c’è soprattutto l’immagine all’alba dell’isola Tiberina, a cui ho dedicato una poesia.
Ogni sabato mattina, dopo la notte di Mucca, passavo davanti a quel monumento sul fiume. Meraviglioso. Un’immagine che ha caratterizzato dieci anni interi della mia vita».
La decade in cui è stato direttore artistico dell’evento mondano.
C’è anche la Roma della periferia. «O di quella che una quindicina di anni fa era percepita come periferia – conclude – quando ho scelto di trasferire “Muccassassina” al “Qube”, di via di Portonaccio, locale a tre piani, usato allora per le feste della comunità rumena.
Eravamo cresciuti tanto, una discoteca ad un piano solo non ci bastava più. C’è stata una grande discussione tra noi dello staff e del circolo Mario Mieli sull’opportunità di lasciare il centro. Ma ancora una volta Roma si è dimostrata magnifica e accogliente. Una vera città “transgender”».
